Vito Accettura yoga - studi, laboratorio - lodi

YOGA, FARE ESPERIENZA DI SE'

Riflessione condivisa sul tema dell'ascolto 

Dopo la pausa estiva, il programma del corso è ripreso da ottobre proponendo pratiche di risveglio corporeo e respiratorio. 

Per quanto riguarda l'aspetto teorico si sono invece approfonditi alcuni dei temi fondamentali, quali: 

- cosa è lo Yoga 

- quali tipi di Yoga esistono e le caratteritiche degli Yoga che propongo durante le lezioni 

- quali sono le aspettative e le necessità dei praticanti rispetto lo Yoga, e quali risposte aspettarsi

- una presentazione della PNEI (Psiconeuroendocrinoimmunologia) come supporto scientifico alla pratica Yoga

Il filo conduttore del programma di questo anno è dedicato alla "gestione delle tensioni".

In generale l'approccio pedagogico prenderà spunto da un termine sanscrito Anubhuti, che significa percezione, apprendimento, attraverso l'esperienza. 

Nel mese di Novembre si è passati ad una pratica più sottile e delicata, introducendo (sia sul piano teorico quanto formale) il concetto di "ascolto".

Questo tema ha ispirato il titolo di questo scritto, ovvero fare esperienza di sè attraverso una particolare qualità d'ascolto. 

Il lavoro si è concentrato sulla colonna vertebrale, centro su cui poggia tutta la nostra struttura psico fisica. 

Partendo dallo studio del modello plastico, abbiamo poi sviluppato una serie di esperienze incentrate sull'ascolto.

In linea con il filo conduttore del corso, riguardante la gestione delle tensioni, ho riportato delle ricerche scientifiche tratte dai testi sulla PNEI del Prof. Bottaccioli e della Dott.ssa Carosella (che ringrazio vivamente).

Nel contempo ho mantenuto l'intento di proporre un apprendimento basato sulla conprensione per esperienza diretta.

Questo tipo di lavoro, esplorato nelle settimane, mi ha permesso di raccogliere numerosi riscontri dei praticanti offrendomi lo spunto per una riflessione personale.

Ho trascritto queste conclusioni per condividerle durante la lezione e, su gentile richiesta dei praticanti, eccole riportate qui di seguito: 

" Proponendo questi lavori di ascolto raffinato sulla colonna vertebrale ho raccolto i vari commenti dei partecipanti che, come insegnante e praticante, cerco di decifrare a partire da questa considerazione:

la stessa pratica, all'interno della stessa classe, è vissuta in modalità molto diverse. I riscontri raccolti indicano un ottimo gradimento dell'esperienza, a tratti recepita come abbastanza impegnativa (per qualcuno anche con risvolti a carattere emotivo). Tenuto conto che i gesti proposti sono in realtà semplici, da cosa derivano queste differenze? .. un paio di risposte... 

1) Nella quotidianità, quindi nei gesti ordinari, siamo generalmente coinvolti in un piano d'ascolto superficiale; attivare un ascolto più profondo implica l'utilizzo di fonti percettive a cui normalmente non attingiamo. Questo può dare l'impressione di vivere una "difficoltà", semplicemente per il fatto che non si è allenati ad un ascolto sottile. 

2) L'ascolto attiva la percezione e dalla percezione possono emergere cose piacevoli ma, naturalmente, anche cose meno piacevoli che si esprimono sotto forma di blocchi non solo fisici ma anche emozionali... o meglio, emergono emozioni che si sono "cristallizzate" nel corpo.

A tal proposito non dimentichiamo che durante la pratica "lavoriamo" con la cavità addominale, sede del "secondo cervello" (tema che svilupperemo in relazione alla gestione delle tensioni) e la cavità toracica, sede del cuore.

Entrambi i luoghi sono generatori e nel contempo serbatoi di emozioni; quando lavoriamo in questo modo raffinato andiamo a toccare delle corde più profonde, che di solito sorvoliamo. 

Il fatto che le sorvoliamo non vuol dire che non contengano delle cristallizzazioni deposte ed il fatto che avvengano degli "sblocchi" non è di per sè negativo anche se questo potrebbe portare a vivere un "sapore di disagio".

E' come nascondere la polvere sotto il tappeto.. ad un certo punto quando lo solleviamo ce la ritroviamo lì !! 

Lasciare emergere queste frizioni, questi indurimenti ha un valore altamente liberatorio sia in senso strutturale quanto emozionale.

Inoltre riattiva la percezione di sè per non continuare a mettere polvere sotto il tappeto !!

Quindi il lavoro di ascolto delicato sulla colonna vertebrale, oltre a migliorare l'aspetto posturale, l'allineamento e mantenerla in salute (fatto di per sè altamente positivo) rappresenta anche un modo per risvegliare dei "sentieri percettivi" spenti o poco sensibili in quanto affidiamo i nostri movimenti (il nostro non sentire) a modelli che si sono formati nel tempo sotto forma di 

- abitudini

- automatismi

- educazione 

- memorie 

- atteggiamenti sociali ecc

che tutti insieme vanno a formare un modello definibile come "l'idea di sè ".

In questo modo ci troviamo a risolvere le nostre azioni a partire "dall'idea di sè' " piuttosto che dal "sentire sè' "... una enorme differenza che spesso sfugge alla nostra consapevolezza.   

Da un lato l'agire in automatico può essere positivo per la gestione delle attività orrdinarie (casa, lavoro, spostamenti.. abbiamo bisogno di andare in automatico) fino a che, con il passare del tempo, tutto questo non ci porta a dimentacarci di noi!

L'aspetto estremamente positivo, riscontrato da ricerche scientifiche, è che sviluppare la sensibilità d'ascolto ("il sentire sè") porta a mettere in atto sistemi di auto-controllo attivando anche ciò che non è sotto il controllo diretto della volontà come

- processi metabolici

- cellulari

- ghiandolari 

- nervosi

i quali, tutti insieme, agiscono sull'equilibrio funzionale della rete immunitaria (leggasi salute).

Nel contempo, a livello mentale, questo tipo di approccio porta a riconoscere e prendere distanza da meccanismi altamente nocivi in cui siamo continuamente coinvolti, quali: 

- il meccanismo attacco / fuga

(alla base dello "stress" o meglio distress)

- il meccanismo passato / futuro

(quando siamo sempre nel passato viviamo continuamente il rimpianto / quando siamo sempre nel futuro alimentiamo l'ansia) 

- il meccanismo desiderio / avversione

(tutto quello che ci viene incontro, che siano avvenimenti o persone, viene filtrato dalle scelte:

- bello/brutto 

- mi pice/non mi piace

- mi aggrappo/lo respingo

la continua alternanza alimenta l'agitazione mentale) 

Questi meccanismi, unitamente "all'idea di sè" (prima descritta) producono una serie di risposte condizionate che, rappresentando nel nel tempo un modello di riferimento acquisito, divengono normalità.  

L'ascolto profondo ci permette di riconoscere questi meccanismi in cui ci identifichiamo e questo, lo ripeto, ha un valore liberatorio. 

Viene alla mente la frase di Eric Baret che ho più volte citato negli incontri precedenti: 

"L'ascolto è l'unico Maestro" ... ora forse questa frase prende maggiore chiarezza e lascia trasparitre tutta la sua intensità.

Questa riflessione condivisa ha come titolo "Yoga, fare esperienza di sè" ma potrebbe anche essere "Yoga, sviluppare la coscienza di sè", per smarscherare gli automatismi che ci condizionano, verso uno stato di libertà, integrando il funzionamento delle "reti" interne con la "Rete" della vita (per significato di "rete" faccio riferimento a quanto esposto in tema di PNEI)."

.....

Bene, ora l'esperienza continua: andremo ad approfondire il significato di alcuni concetti citati in queste righe sperimentando il loro contenuto. 

Per esempio, cosa significa nella pratica sul tappeto "risvegliare dei sentieri percettivi"? Quali sono le tappe su cui si sviluppa l'ascolto profondo? Come si coltiva questa capacità? Quali sono gli aspetti mentali associati? E gli effetti fisiolofici sul sistema corpo? Forse il silenzio è uno dei punti di partenza o il punto di arrivo?

Nella tradizione dello Yoga, e non solo, le domande sono a volte più importanti delle risposte per cui vi lascio con un pò di curiosità, che è un buon motore per i ricercatori come Voi che state leggendo queste righe.

Buona pratica a tutti e grazie per ... l'Ascolto!

Vito Accettura

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Laboratorio Cultura Yoga di Vito Accettura

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Insegnamento dello Yoga, attività professionale disciplinata ai sensi della Legge 14/01/2013 n.4 (G.U. n.22 del 26/01/2013)