di Vito Accettura, insegnante del Laboratorio Cultura Yoga
Introduzione a una lezione dal titolo: Come la qualità della pratica agisce nella relazione corpo-mente
"La qualità della pratica non è prettamente legata alla forma esteriore dei gesti o alla loro complessità, ma bensì dal nostro modo di essere presenti a ciò che stiamo facendo.
Questa è una netta distinzione che ha a che fare con il nostro di essere coscienti: provo a dettagliare questo concetto.
I movimenti ampi e potenti sono sostenuti dalla muscolatura più ampia e superficiale, e mirano a sviluppare fluidità, coordinazione e grazia del gesto.
Sono veramente molto utili ed eleganti, se agiti mantenendo un buon grado di consapevolezza (vedi per esempio il Saluto al Sole).
Quando invece praticati con distrazione possono tutt’al più favorire elasticità alla struttura muscolare, articolare e aiutare a sbloccare il respiro ma non portano sostanziali modifiche al nostro modo di essere coscienti.
Infatti in questo caso la coscienza resta superficiale, cosi come superficiali sono i muscoli che agiscono quel tipo di movimento.
I gesti piccoli e raffinati coinvolgono invece la muscolatura più piccola e profonda, quella che stabilizza, sostiene e raffina la precisione.
Questi muscoli non rispondono alla fretta né allo sforzo: per attivarli, per sentire realmente la loro azione, è necessario rallentare, ridurre l’intensità.
In questo spazio di ascolto, necessariamente più raffinato, il corpo smette di essere uno strumento da controllare e diventa un luogo di percezione.
In buona sostanza, quando il movimento è orientato alla performance, al risultato o all’estetica, l’attenzione potrebbe restare superficiale o dispersa seguendo schemi abituali, automatismi, immagini di sé già conosciute.
Ma quando ci predisponiamo a percepire i micro-movimenti delle articolazioni, le piccole oscillazioni dell’equilibrio o quelli dell’attività respiratoria, la coscienza si affina, diventa più silenziosa e ricettiva.
Così, un gesto anche semplice ma raffinato, compiuto con totale presenza, ha un valore molto più profondo di un gesto complesso eseguito senza consapevolezza.
Quindi spesso, più i gesti sono piccoli e raffinati, più il livello di coscienza diventa sottile e acuto.
In questi momenti la qualità del movimento, diventa esperienza diretta, relazione, ascolto profondo.
Un punto di riferimento anche per soluzioni motorie più ampie e dinamiche.
Questo è il senso della pratica del Raja Yoga, ispirata ai contenuti degli Yoga Sutra di Patañjali, quella che codivido con voi.
Un percorso in cui l’azione del corpo educa la mente e la mente impara a non sovrastare il corpo.
Coltivare questa particolare qualità di approccio alla pratica significa imparare a stare “nell’essere” più che “nel fare”, a "sentire" più che a "dimostrare".
A riconoscere il valore di ciò che è essenziale, discreto e profondo.
È così che la qualità della pratica agisce nella relazione tra corpo e mente e trasforma il nostro modo di essere coscienti".
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